domenica 6 agosto 2017

#Retrofit e #autotrasporto: prime azioni concrete

Era il 20 dicembre 2013, quando venne approvato il mio ordine del giorno alla legge finanziaria del 2014, che prevedeva l'impegno del Governo a valutare l'opportunità di istituire, presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, un Fondo a sostegno delle operazioni di retrofit elettrico.

Dopo qualche anno finalmente il mio lavoro, su questo punto, ha portato ad un risultato concreto. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha pubblicato i decreti per il sostegno all'autotrasporto, per l'anno 2017, prevedendo anche la riqualificazione elettrica dei veicoli classe N1.


Mi sono impegnato verso questa tipologia di veicoli in quanto sono quelli su cui si può iniziare a concretizzare la rivoluzione elettrica. 

La city logistic elettrica offre ritorni di investimento, per chi trasforma i propri veicoli, dai 2 ai 3 anni. 

Prima della fine della legislatura ci saranno altre novità

Ivan Catalano


giovedì 3 agosto 2017

#Retrofit e pubblica amministrazione: ok emendamento pdl Gigli

Prima della chiusura estiva è arrivata un'altra bella notizia, in commissione affari costituzionali, è stato approvato un mio emendamento (riformulato dal relatore) alla proposta di legge 4083 (on. Gigli). La proposta prevedeva che le pubbliche amministrazioni, siano obbligate a dotarsi di veicoli elettrici, a decorrere dal 1° gennaio 2020, solo mediante l'acquisto di veicoli nuovi. Con la mia proposta emendativa invece, sarà possibile anche riqualificare il parco veicolare già esistente. In questo modo ci saranno grossi risparmi per la pubblica amministrazione.

Ivan Catalano

DDL Concorrenza è legge: legalizzati e liberalizzati i Risciò

Il Senato della Repubblica ha approvato il DDL Concorrenza. Il mio lavoro durato ben 3 anni si è concluso con successo!

Una enorme soddisfazione. Ora chi vorrà promuovere il turismo nelle città storiche d'Italia, portando i turisti in giro, come accade in tutta Europa, utilizzando il Risciò, potrà farlo.

Vi faccio una piccola cronistoria di ciò che ho fatto.

Ricevetti le prime richieste di aiuto, da parte di giovani imprenditori nel settore del turismo, nel 2013. Presentai una interrogazione a cui il governo rispose dicendo che sarebbe servita una modifica dell'articolo 85 del CDS. 
Mi diedi subito da fare e già nel febbraio del 2014 riuscii a farmi approvare questa modifica. Sembrava tutto sistemato ma dal settore ancora emergevano dubbi e perplessità. Si presentò il problema delle caratteristiche tecniche che i Risciò dovevano rispettare. Presentai quindi una interrogazione, con cui il governo chiari la questione, rispondendo che: "[..] non vi è ragione di emettere alcun decreto in quanto il regolamento regolamento (CE) n. 764/2008 del Parlamento Europeo e del Consiglio, e le norme tecniche EN già in corso di validità siano sufficienti a determinare le caratteristiche costruttive funzionali nonché le modalità di omologazione dei velocipedi a più ruote adibiti al trasporto di persone oltre al conducente".

Ma i problemi non erano finiti. 

Le amministrazioni comunali si rifiutavano di dare le autorizzazioni, lamentando una assenza nella norma sul trasporto pubblico non di linea. Così mi misi a lavorare e seguendo due canali: la legge delega del codice della strada e il DDL concorrenza. In entrambi i provvedimenti mi feci approvare emendamenti.

Quando tutto sembrava pronto a luglio per l'approvazione del DDL concorrenza, ecco che la maggioranza decise di modificarlo e di farlo tornare al senato. Decisi di depositare un Ordine del giorno, per impegnare il governo a prevedere nella delega di riforma della 21/92, la norma contenuta nel mio emendamento approvato, prevedere una norma specifica più semplice per valorizzare il risciò e prevedere una semplificazione per la gestione della regolamentazione secondaria che li accomuni ai veicoli di piazza. 

Ora il mio lavoro è Legge dello Stato!

Ivan Catalano

lunedì 31 luglio 2017

Troppe opacità nei Fondi Interprofessionali per la formazione.

Buongiorno a tutti,

da pochi giorni, ho raggiunto la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati. Il mio primo impegno in questa sede sarà quello di fare chiarezza sull'utilizzo delle ingenti risorse amministrate dai Fondi Interprofessionali per la formazione. Si tratta di denaro pubblico, derivante dalle somme trattenute - in misura non inferiore all'1,61% (di cui lo 0,3% per formazione degli occupati e 1,31% per la riqualificazione dei disoccupati) - sugli stipendi di tutti i lavoratori. Il denaro raccolto, superiore al miliardo di Euro all'anno, dovrebbe alimentare il sistema di formazione dei lavoratori italiani, al fine di aumentare costantemente le loro competenze e permettere loro, a seguito di un licenziamento, di reinserirsi con facilità nel mondo del lavoro. Uso il condizionale, in quanto il funzionamento di tale sistema è costellato di punti oscuri, tali da sollevare seri dubbi sull'effettiva destinazione di una parte, non indifferente, delle somme amministrate, nonché, quindi, sull'efficacia dell'azione complessiva del sistema. Vi segnalo alcune anomalie. Da un punto di vista formale, manca una disciplina organica della materia, disciplina che è invece dispersa su una pluralità di fonti di varia forza, tra cui numerose circolari, quindi neppure direttamente vincolanti al di fuori della PA che le ha emesse! Quanto invece agli aspetti sostanziali, ad oggi i Fondi generalmente non stipulano contratti scritti per regolare i loro rapporti con gli enti formativi, che vengono rimessi ad accordi verbali, se non all'assoluto arbitrio dei Fondi stessi. Vi sono poi criticità nel funzionamento dei bandi, cui i Fondi sarebbero tenuti in ragione della natura pubblica del denaro amministrato. L'ANPAL, che dovrebbe vigilare sulla materia, risulta ancora non operativa. Ma soprattutto, e questa è la cosa più grave, le aziende non hanno neppure modo di sapere quanto hanno esattamente versato, quanto viene trattenuto dai Fondi per le loro spese di intermediazione, e quindi quanto denaro è disponibile effettivamente per la formazione. L'anno scorso l'AGCM, ha inviato una motivata segnalazione al Governo, evidenziando diverse delle criticità riscontrate. Il Ministero del Lavoro aveva allora garantito che il parere dell'antitrust sarebbe stato integralmente recepito, ma non se né è poi saputo nulla. Per questo, ho presentato l'interrogazione 4/16868, al fine di richiamare il Governo ai suoi impegni. Nel frattempo, ho svolto autonomamente attività ispettiva, venendo a conoscenza dell'esistenza di una lettera, inviata dal Ministero del Lavoro all'AGCM a seguito del parere reso da quest'ultima, nella quale vengono dettagliate alcune parziali iniziative intraprese dal Ministero. Nel rispetto dei rispettivi ruoli istituzionali, il 26 luglio scorso ho inviato una specifica istanza al Ministero del Lavoro, al fine di far accedere me e i colleghi della Commissione Lavoro al contenuto della missiva, e consentirci di valutare l'effettiva rispondenza dello stesso agli impegni presi. In un'epoca di così grave crisi sociale e lavorativa, l'assoluta opacità del mondo della formazione professionale, e dell'enorme quantità di denaro pubblico che ci gira intorno, non può più essere accettata.

A presto.

Ivan Catalano 

venerdì 28 luglio 2017

#DecretoVax: il mio ordine del giorno e il mio intervento



Ho presentato un ordine del giorno (il n°2) per chiedere poche cose:

  1. a emanare una circolare urgente che disciplini, nei limiti della finanza pubblica, la possibilità di ricorrere gratuitamente al servizio sanitario nazionale, per quei genitori che, facendo espressa richiesta al medico curante, intendono richiedere, per il vaccinando, esami
    • pre-vaccinali: prima di effettuare la vaccinazione singola per valutare lo stato del sistema immunitario ed eventuali allergie; 
    • post-vaccinali: a seguito della vaccinazione, per verificare l'avvenuta immunizzazione e l'assenza di eventi avversi al sistema immunitario; 
  2. a emanare un provvedimento di natura secondaria, che disciplini il consenso informato e il dissenso informato motivato alla somministrazione della profilassi vaccinale, che il genitore o il tutore devono firmare al fine di proseguire o interrompere la profilassi; 
  3. a emanare un provvedimento di natura secondaria, che disciplini un documento di assunzione di responsabilità da parte del medico curante e del medico vaccinatore, che sollevi il genitore o il tutore da ogni responsabilità in caso di evento avverso; 
  4. a inserire nei bandi delle gare d'appalto, la fornitura di vaccini senza adiuvanti e conservanti
  5. a predisporre un calendario di visite periodiche, al fine di una farmacovigilanza attiva post-vaccinale, da inserire nel piano nazionale vaccini.
Ho fatto un intervento illustrativo per spiegare le mie ragioni, che vi ripropongo nella sua totalità:

Grazie Presidente
La vaccinazione è una profilassi sanitaria che come tutte, comporta dei rischi al paziente oltre che dei benefici.
È una profilassi raccomandata e promossa per ridurre il rischio di contrarre epidemie che potrebbero estendersi a tutta la popolazione. In alcuni casi, piuttosto limitati, è riuscita ad eradicare virus, come il caso del vaiolo.
Se ci fosse una epidemia in corso, il costo/beneficio di una vaccinazione, farebbe tendere alla scelta della vaccinazione di massa obbligatoria al fine di arrestare l’epidemia, perché apporterebbe maggiori benefici rispetto ai costi.
Non si avrebbe tempo di valutare gli aspetti clinici e personalizzare la vaccinazione, quindi chi venisse danneggiato dal trattamento obbligatorio verrebbe indennizzato.
In una situazione come quella attuale è possibile avere molte più reazioni ed eventi avversi.
Basti pensare che attualmente il rischio di contrarre un qualsiasi ceppo di meningite è dell’ordine di 1/25000 mentre di subire la peggiore reazione avversa è di 1/10000. Le attuali raccomandazioni internazionali indicano l’opportunità di introduzione della vaccinazione su larga scala nell’area geografica interessata quando l’incidenza è superiore a 10 casi per 100.000 abitanti nell’arco di tre mesi.
Per ridurre i rischi occorre personalizzare la vaccinazione.
Occorre ridurre al minimo coloro che potrebbero essere soggetti ad eventi avversi, perché anche la loro salute ha pari dignità, riconosciuta dall’articolo 32 della costituzione.
Io sostengo fortemente la personalizzazione della vaccinazione, come strumento di riduzione del rischio di reazione avversa.
Occorrono veri e propri esami pre e post vaccina: titolo sierologico anticorpale di tutte le malattie per cui s’intende vaccinare, immunogramma per valutare lo stato del sistema immunitario, per constatare eventuale immunosoppressione al momento della vaccinazione, analisi alle allergie ai componenti del vaccino, analisi degli anticorpi autoimmuni, determinazione dello stress ossidativo, valutazione della predisposizione genetica a patologie autoimmuni/infiammatorie ed analisi delle citochine infiammatorie.
La letteratura insegna che occorrono più richiami dei vaccini per consentire un’adeguata risposta anticorpale, così come effettuare un gran numero di vaccinazioni aumenta il rischio di stimolare il sistema immunitario in modo non appropriato e di determinare l’insorgenza di patologie allergiche , autoimmuni, di iperimmunizzazione o immunosoppressione .
Per questo con il mio Ordine del giorno chiedo che gli esami pre e post vaccinali vengano inseriti nelle prestazioni gratuite erogate dal SSN, in caso di esplicita richiesta da parte del vaccinando.
Le vaccinazioni per poter essere personalizzate devono consentire la somministrazione di vaccini monodose e monovalenti, possibilmente senza adiuvanti e conservanti. La pericolosità di tali sostanze è solo in parte nota e per la tutela della salute va applicato correttamente il principio di precauzione.Per questo con l’ordine del giorno chiedo che il Governo inserisca nei bandi la fornitura di vaccini con queste caratteristiche, anche al fine di promuovere la ricerca scientifica in questo campo.
Gli altri impegni che chiedo al Governo di assumere invece sono di natura più giuridica che scientifica.
Riguardano l’assunzione di responsabilità. Io ritengo che quando si somministra una profilassi sanitaria occorra il consenso informato del paziente.
Ricorrere alla medicina è un atto di responsabilità individuale, mentre mettere il cittadino nelle condizioni di aver accesso ai trattamenti è una garanzia che lo Stato deve dare al cittadino.
Quando però la profilassi è obbligatoria la responsabilità dello Stato è maggiore, occorre che vi sia una conseguente assunzione di responsabilità per qualsiasi danno che la profilassi possa recare al paziente. Per questo chiedo con l’ordine del giorno che il Governo emani dei provvedimenti di natura secondaria per disciplinare il consenso informato, il dissenso informato e che accerti, in caso di danno al paziente, le responsabilità del medico curante e del medico vaccinatore, che rappresentano di fatto lo Stato al momento della profilassi obbligatoria.
Come ultimo impegno chiedo che venga predisposto un calendario di visite periodiche al fine di fare farmacovigilanza attiva post-vaccinale, da effettuare anche mediante gli esami di cui ho parlato.
Ivan Catalano

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