mercoledì 26 luglio 2017

#DecretoVax: secondo me è incostituzionale, ecco perché!

Il Decreto Vaccini, n°73 del 2017, dal mio punto di vista è incostituzionale. Purtroppo non sono riuscito a presentare una mia pregiudiziale di costituzionalità in aula, ma vorrei comunque condividere la mia posizione in merito.
Si tratta di una analisi che ho fatto con l'ausilio di alcuni esperti e consulenti della materia. Io ritengo che le previsioni di questo decreto, con l'inizio dell'anno scolastico, creeranno diversi problemi.
Ivan Catalano


A.C. 4595
QUESTIONI PREGIUDIZIALI DI COSTITUZIONALITÀ
La Camera,
premesso che:
- nel caso in esame il Governo ha fatto ricorso alla decretazione d’urgenza in assenza delle condizioni che la legittimano, in violazione dell’art. 77, Cost.. Mancano, infatti, i presupposti di “straordinaria necessità e d’urgenza” idonei a giustificare la deroga al principio democratico della separazione dei poteri per cui il potere legislativo deve essere esercitato dall’organo elettivo e non dall’organo esecutivo;
Ciò è dimostrato “di fatto” dalla mancanza di uno “stato di emergenza” per la salute pubblica, come dichiarato espressamente dal Presidente del Consiglio e rimarcato dall’assenza di declaratorie di stato di emergenza sanitaria nel Paese, in quanto non sussistono epidemie in corso che impongano di ricorrere urgentemente a misure anche normative di carattere straordinario; è, altresì, confermato “di diritto” dal testo del preambolo e dell’art. 1, comma 1, del decreto legge, che si limita ad affermare la “straordinaria necessità ed urgenza” in modo apodittico, senza poterne indicare in alcun modo i contenuti.
Infatti, non può essere ascritta al parametro della “necessità ed urgenza” l’esigenza di ridurre rischi per la salute in situazioni simili a quella attuale, di assenza di epidemie, né quella di “mantenere” adeguate condizioni di sicurezza epidemiologica e di copertura vaccinale, che non rischiano di venir meno nei tempi necessari al normale dibattito parlamentare. Allo stesso modo, non può rientrare nel carattere della “straordinarietà ed urgenza”, la necessità di rispettare obblighi e strategie concordate dal Governo a livello europeo (in questo senso cfr. Corte cost.,  sent. n. 360/1996 e 171/2007);

- All’art. 1, comma 1 e 1-bis, il decreto legge prevede una serie di obblighi di trattamenti sanitari vaccinali in violazione dell’art. 32 Cost. nel punto in cui impone un trattamento sanitario obbligatorio in deroga al diritto del singolo di autodeterminarsi nell’esercizio della propria libertà di cura, in assenza di situazioni di reale pericolo per la salute pubblica, in quanto riferito a patologie altrimenti risolvibili con o senza terapie, e comunque rispetto alle quali, l’immunizzazione garantita a chi liberamente scelga di vaccinarsi, fa da più che adeguato scudo alla malattia e assicura la salvaguardia della tutela anche dei cittadini che, con l’ausilio del medico valutino la preferibilità della prevenzione da malattie infettiva tramite vaccinazione. Inoltre, il trattamento imposto presenta un riconosciuto pericolo di reazioni avverse anche molto gravi ed invalidanti, in assenza delle garanzie di tutela della salute in forma di prevenzione dei danni da vaccino a mezzo di una corretta anamnesi e di adeguati esami pre-vaccinali.
Sul punto basti ricordare che l’art. 32 Cost. sancisce il diritto fondamentale del singolo alla salute a alla libertà di cura, ammettendone la limitazione solo in funzione dell’interesse alla tutela della salute collettiva e nei limiti del rispetto della persona umana. È pertanto sancito il diritto all’autodeterminazione in materia sanitaria, successivamente confermato a livello internazionale dalla convenzione di Oviedo, che fissa il principio del “consenso libero e informato”, liberamente ritirabile in qualsiasi momento, per tutti i trattamenti sanitari (Convenzione di Oviedo, art. 5), e come ribadito dalla Corte costituzionale, che lo configura come “espressione della consapevole adesione al trattamento sanitario proposto dal medico e come vero e proprio diritto della persona che trova fondamento nei principi espressi dall’art. 2 Cost., che ne tutela e promuove i diritto fondamentali, e dagli artt. 3 e 32 Cost.” (Corte cost. n. 438/2008).
Peraltro, la Corte costituzionale, chiamata più volte ad intervenire in tema di obblighi vaccinali, ha preso atto della pericolosità del vaccino per la salute dei singoli, come dichiarata espressamente dall’industria produttrice di vaccini nei fogli informativi, scientificamente dimostrata, riconosciuta dall’ordinamento (cfr. legge n. 210/1992 in tema di obbligo dello Stato di indennizzo per danni da vaccini obbligatori e raccomandati) e accertata di fatto in più giudizi civili (Corte cost. sent. n. 307/1990), ed ha ammesso il sacrificio della libertà di autodeterminazione del singolo in tema di salute in termini costituzionalmente compatibili solo a condizione che la vaccinazione sia volta non solo a preservare e migliorare lo stato di salute dell’individuo, ma anche di quella degli altri componenti la collettività e non sia dannosa per il singolo.
Ne discende che, il sacrificio della libertà individuale di scegliere se sottoporsi o meno a vaccinazione, non è apparso giustificato al Giudice delle Leggi se volto unicamente alla tutela della salute del singolo (cfr. Corte cost. n. 307/1990, n. 107/2012). Conseguentemente:
  1. l’art. 1, comma 1, del d.l. viola l’art. 32 cost. nel punto in cui impone l’obbligo di vaccinazione per malattie non contagiose come il tetano e non diffuse come l’epatite B. Infatti, in questi due casi non vi è alcun pericolo di contagio per la collettività  da prevenire;
  2. l’art. 1, comma 1bis, del d.l. viola l’art. 32 cost. nel punto in cui impone l’obbligo di vaccinazione per malattie pacificamente curabili e che non costituiscono alcun pericolo per la salute del singolo ne’ di quella pubblica, per cui non esiste alcuna esigenza di tutela da pericoli per la collettività che giustifichi in Erminio di ragionevolezza il recesso del diritto alla libera scelta individuale. Nel caso delle malattie da prevenire con vaccinazione obbligatoria ai sensi dell’art. 1, comma 1-bis, del d.l. in esame, si è di fronte per la maggior parte ad esantemi dell’infanzia (Morbillo, Varicella, Rosolia), per i quali le terapie appropriate (non sempre necessarie) garantiscono ottimi risultati in termini di guarigione e soprattutto determinano la formazione naturale di anticorpi che assicurano l’immunità dell’individuo per l’intera durata della vita;
  3. l’art. 1, comma 1 e 1-bis, del d.l. violano l’art. 32 cost. nel punto in cui impone l’obbligo di vaccinazione senza prevedere alcuna forma di controllo preventivo dello stato di salute dell’individuo e della sostenibilità della misura sanitaria. Infatti, la Corte costituzionale ha affermato: a) che nessuno può essere sottoposto ad un trattamento sanitario obbligatorio in presenza di “accertati pericoli concreti per la salute” (Corte cost. n. 262/2004; n. 87/2010); b) che deve essere esonerato dall’obbligo chi ne dimostri la dannosità nei propri confronti (Corte cost., sent. n. 307/1990) e c) che il bilanciamento tra il diritto del singolo e l’interesse alla salute della collettività  rende “necessario porre in essere una complessa e articolata normativa di carattere tecnico - a livello primario attesa la riserva relativa di legge, ed eventualmente a livello secondario integrativo - che, alla luce delle conoscenze scientifiche acquisite, individui con la maggiore precisione possibile le complicanze potenzialmente derivabili dalla vaccinazione, e determini se e quali strumenti diagnostici idonei a prevederne la concreta verificabilità fossero praticabili su un piano di effettiva fattibilità.” (Corte cost. n. 258 del 20 giugno 1994).

All’art. 1, comma 1, e all’art. 1, comma 1-bis il d.l. prevedono l’obbligo di vaccinazione a carico dei “minori di età compresa tra zero e sedici anni” e di “tutti i minori stranieri non accompagnati” in violazione dell’art. 3 Cost. che sancisce il principio di uguaglianza e parità di trattamento per la regolazione di situazioni uguali. Orbene, il testo distingue le due categorie di minori in “minori da zero a sedici anni”, da un lato, e in “tutti i minori stranieri non accompagnati”, dall’altro lato. Si deve, pertanto, ritenere che se un soggetto è minore di età e straniero sarà soggetto ad un obbligo vaccinale più esteso, per tutta la minore età, fino al raggiungimento dei diciotto anni, se non accompagnato da un genitore o da un tutore che provveda alla salvaguardia dei suoi diritti anche in termini di verifica della somministrazione dei vaccini nel rispetto dei principi di stato di salute al momento della inoculazione del farmaco, verifica di preesistente immunizzazione naturale o vaccinale, e così via. Rimane poi fuori dalla regolazione la categoria dei minori stranieri “accompagnati” che non è chiarito se debbano essere ricompresi tra i minori cittadini italiani con i conseguenti obblighi vaccinali fino ai sedici anni, ovvero siano esonerati dagli obblighi vaccinali. Oltre a quanto sopra rilevato, non pare che la provenienza nazionale o straniera del minore ne’ il requisito dell’accompagnamento possano costituire elementi differenziali per imporre ai soli minori non accompagnati una vaccinazione prolungata fino ai diciotto anni o escludere i minori stranieri accompagnati dalla vaccinazione, ne’ queste distinzioni hanno alcuna ragionevolezza rispetto alla dichiarata esigenza di copertura vaccinale nazionale richiamata all’art. 1, comma 1, del d.l..
All’art. 1, comma 1-quater il d.l. prevede a carico delle Regioni l’onere di provvedere all’offerta attiva e gratuita di quattro batterie di vaccini ai soli “minori di età compresa tra zero e sedici anni” omettendo completamente la previsione per i minori stranieri, siano essi accompagnati o non accompagnati, in violazione del principio di uguaglianza e parità di trattamento, nonché di ragionevolezza di cui all’art. 3, Cost.
Agli artt. 3, comma 1, e 3-bis, commi 1 e 3, il d.l. ripete i richiami alle categorie dei “minori da zero a sedici anni” e dei “minori stranieri non accompagnati” di cui si è detto sopra con i medesimi profili di irragionevolezza in violazione dell’art. 3, Cost., appena evidenziati;

All’art. 1, comma 3-bis, il d.l. prevede che la commissione tecnica scientifica incaricata di predisporre la relazione sulla farmacovigilanza sia integrata da esperti indipendenti e non in conflitto di interesse, in violazione con il principio di uguaglianza di cui all’art. 3 Cost. nel punto in cui non prevede che i requisiti di indipendenza e mancanza di conflitto di interessi siano presenti in tutti i componenti della commissione.

All’art. 1, comma 4, e all’art. 3, comma 3, il d.l. prevede a carico dei genitori esercenti la patria potestà dei tutori e degli affidatari forme e modalità sanzionatorie sproporzionate ed irragionevoli, in violazione dell’art. 3 Cost. e del principio di uguaglianza, nel punto in cui individua, per il caso di mancata vaccinazione dei figli minori, una sanzione amministrativa pecuniaria dell’importo da € 100,00 a € 500,00 e l’impossibilità di accedere ai servizi educativi per l’infanzia e alle scuole per l’infanzia.
In relazione alla sanzione pecuniaria occorre ricordare che il principio di ragionevolezza di cui all’art. 3, cost. trova espressione anche nel principio di proporzionalità delle sanzioni rispetto a quelle previste per altre forme di violazioni paragonabili (si vedano, ex multis, Corte cost. n. 220/1995, Corte cost. n. 16/1964; n. 231/1985; n. 368/1985; n. 14/1987, n. 446/1988; n. 826/1988, n. 487/1989… fino alle più recenti n. 185/2003; n. 114/2004;  n. 7/2005 e n. 401/2007).
Tale parametro è completamente disatteso dalla norma in esame per due diversi aspetti:
  1. l’art. 1, comma 4, del d.l. viola l’art. 3 Cost. per il profilo della violazione del principio di proporzionalità della sanzione nel punto in cui si conforma con l’unica altra ipotesi di trattamento sanitario obbligatorio prevista dall’ordinamento, riferita ai malati psichiatrici, per la quale non è prevista alcuna sanzione pecuniaria per la violazione dell’obbligo;
  2. l’art. 3, comma 3, del d.l. viola l’art. 3 Cost.  per il profilo della violazione del principio di proporzionalità della sanzione in quanto accanto alla sanzione pecuniaria è prevista quella del divieto di accesso all’asilo nido e scuola dell’infanzia. Infatti la misura appare punitiva delle sole famiglie delle fasce economico – sociali più deboli, nelle quali la necessità di entrambi i genitori di svolgere attività lavorativa e l’impossibilità economica di sostenere i costi di servizi di baby sitter a pagamento impone di sottostare all’obbligo mentre per converso le famiglie delle fasce sociali più benestanti possono provvedere alla gestione dei figli in età pediatrica fino alla scuola dell’obbligo con soluzioni diverse dall’asilo nido e dalla scuola materna;
  3. si rimarca la sproporzione e irragionevolezza della misura a fronte di situazioni di assenza di reale pericolo epidemico, per malattie comunque curabili da decenni, e in un contesto sociale in cui i cittadini che abbiano scelto invece di vaccinarsi sono comunque protetti ed immunizzato da ogni eventuale pericolo di contagio per effetto della vaccinazione effettuata.

- All’art. 4, comma 2, il d.l. prevede l’isolamento del minore non vaccinato – per qualunque ragione, sia di condizioni di salute che di scelta individuale - nella misura di due per classe, operata in assenza di una disposizione di tutela della privacy che riconduca espressamente la condizione di vaccinazione a dato sensibile coperto dalla massima riservatezza. In tal modo l’ordinamento costruisce una situazione di discriminazione per condizione vaccinale in palese contrasto con l’art. 3 Cost. a danno del minore, che può facilmente essere additato come persona cui non avvicinarsi addirittura in mancanza di alcun pericolo epidemico.

- All’art. 5-bis, comma 1, il testo di legge di conversione introduce una disposizione del tutto inconferente ed eterogenea rispetto al d.l. da convertire,  in violazione dell’art. 77, Cost.. si tratta della previsione, di natura processualcivilistica, del litisconsorzio obbligatorio di Aifa nei giudizi “aventi ad oggetto domande di autorizzazione alla somministrazione di presunti farmaci non oggetto di sperimentazione almeno di fase 3 e da porre economicamente a carico del SSN o di enti o strutture nazionali pubbliche”. Una simile previsione per la sua mancanza di alcun contatto con la vicenda delle vaccinazioni obbligatorie in età pediatrica e in minore età non solo appare “manifestamente priva di connessioni” con la somministrazione dei vaccini, ma nemmeno può giovarsi delle modalità di normazione d’urgenza che sono vantate dal governo in relazione al decreto legge, legate tutte alla copertura vaccinale ed avulse dalle vicende processuali che coinvolgono farmaci sperimentali di fase fino alla III, come è quella richiamata (sul punto cfr. Ex multis, Corte Cost. N. 32/2014; 251/2014, 145/2015 e 22/2012).
Tutto ciò premesso e considerato
delibera
ai sensi dell'articolo 40, comma 1, del Regolamento, di non procedere all'esame del testo del disegno di legge n. 4595 di conversione in legge del decreto legge 73 del 7 giugno 2017.

giovedì 20 luglio 2017

Relazione intermedia commissione uranio impoverito: #Vaccini, #Radon, #Amianto e Poligoni di tiro

Ieri, 19 luglio 2017, è stata presentata in conferenza stampa, la seconda relazione intermedia della commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito, che ha trattato e approfondito temi legati al Radon, Amianto, inquinamento nei Poligoni di Tiro, Vaccini e Vaccinazioni e la valutazione dei rischi in ambito militare. 
La proposta conclusiva della commissione, anche in questa relazione intermedia, è quella di inserire l'ambito militare nel contesto della tutela dei rischi sul luogo di lavoro come nell'ambito civile, ovvero nelle competenze di INAIL.

Come vice-presidente, mi è stato affidato l'approfondimento sul tema delle vaccinazioni in ambito militare. Ho approfondito l'argomento insieme ai consulenti della commissione, elencati nel Gruppo di Lavoro numero 5. 
In circa due anni di lavoro, partendo dall'analisi dei casi concreti di militari danneggiati da Vaccinazione
e/o da Vaccino, abbiamo evidenziato le criticità, analizzato i dati clinici e proposto possibili soluzioni, al fine di tutelare la salute. 

Siamo giunti alla conclusione che la profilassi vaccinale, per quelli che sono i rischi del farmaco vaccinale, legati ai pericoli intrinseci agli elementi costituenti del composto, sia quelli legati alla somministrazione del farmaco vaccinale, in presenza di particolari condizioni del vaccinando (tutti evidenziati nei fogli illustrativi e nelle schede tecniche), comporta una valutazione di rischio, proponendo l'inserimento delle profilassi vaccinali previste dai protocolli sanitari tra le misure di prevenzione e protezione da individuare nel documento di valutazione dei rischi (DVR) a norma dell’articolo 28 secondo comma D.Lgs. 81/08, con l’inserimento delle stesse tra i compiti del medico competente nell'ambito delle visite che il medesimo effettua ai sensi dell’articolo 41 quarto comma primo periodo della stessa normativa richiamata.


È fondamentale, ad avviso della commissione, che vengano fatti esami pre-vaccinali, per capire se il allergie ai componenti, di un sistema immunitario immunosoppresso, iperimmunizzato oppure possa avere delle predisposizioni a fenomeni di autoimmunità. Questa riflessione nasce, sia dall'analisi delle schede tecniche dei vaccini, ma ha anche trovato conferma nei casi concreti esaminati, dove in alcune circostanze, gli esami avrebbero potuto evitare conseguenze dannose al militare.
militare sia già immunizzato, oppure possa soffrire di

Altresì importante è la sorveglianza sanitaria post-vaccinale. Occorre valutare se il militare risulta
coperto a livello immunologico per la malattia relativa, ma occorre verificare lo stato del sistema immunitario, perché le reazioni avverse e/o gli eventi avversi, non sempre si manifestano nelle prime 48 ore dopo la somministrazione del farmaco.
Abbiamo osservato e concluso, che la vaccinazione concorre alle cause di multifattorialità, da cui derivano poi le patologie neoplastiche e neurodegenerative, di cui hanno sofferto i militari deceduti, o che tuttora vedono soffrire militari congedati.

Completando invece le raccomandazioni relative al progetto SIGNUM, che ricordo aveva dimostrato

come effettuare una vaccinazione con più di 5 vaccini (ricordando che, ad esempio, un farmaco vaccinale polivalente, come l'esavalente, innietta 6 vaccini) possa portare ad un significativo incremento della frequenza di alterazioni ossidative del DNA e di cellule micronucleate, abbiamo suggerito l'uso di vaccini in forma monovalente.
Dalle testimonianze raccolte abbiamo inoltre ritenuto di raccomandare l'uso di vaccini in formato monodose, che vuol dire in dosi singole, in quanto la possibilità di usare pluridose ha riscontrato il rischio di forti reazioni avverse fortemente debilitanti.

Per quanto riguarda la vigilanza sul corretto adempimento delle direttive interne alla difesa per l'espletamento della profilassi vaccinale, abbiamo rilevato alcune carenze, legate a degli automatismi nel controllo, che alla fine lasciano al medico vaccinatore la responsabilità della corretta esecuzione della profilassi vaccinale, nella sua globalità. 
Abbiamo rilevato come in determinate occasioni, il medico competente scelto tra le risorse interne della gerarchia militare, possa confliggere con l'autonomia e l'indipendenza della figura del medico. Abbiamo riscontrato inoltre che la comunicazione delle reazioni avverse, in alcuni casi venivano omesse su valutazione del medico o per omissione da parte dello stesso militare.

Infine abbiamo ritenuto che da un punto di vista informatico i dati sanitari dei militari debbano essere gestiti come nell'ambito civile, in modo interoperabile con il Fascicolo Sanitario Elettronico.

Il lavoro non è concluso. Abbiamo aperto filoni di indagine che troveranno conclusione nella relazione finale che la commissione redigerà al termine dei lavori.

Ivan Catalano

Prime impressioni sul Decreto #MIT #MISE su #Taxi e #Ncc

Buongiorno a tutti.

Ho avuto modo di leggere e valutare la bozza di Decreto realizzata dal Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero dello Sviluppo Economico, che nelle more della ridefinizione dei contenuti della L. 21/1992, mira a prevenire pratiche abusive nel settore dei trasporti pubblici non di linea.

La redazione di tale decreto, la cui emanazione era stata prevista originariamente con il decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40,  è stata ripresa in conseguenza dell'approvazione, in sede di conversione dell'ultimo D.L. Milleproroghe, di un emendamento della collega Sen. Lanzilotta, con il quale si è infine sanato il grave contrasto interpretativo circa la vigenza o meno delle modifiche operate dal D.L. 207/2008 alla Legge 21/1992. Ne è seguita un'illegale, quanto a tratti violenta, mobilitazione di una parte dell'associazionismo taxi.

Con questo decreto, il Governo mira apparentemente a cercare un impossibile nuovo equilibrio tra le categorie taxi e ncc, al fine di adeguare un poco l'assetto normativo ai grandi mutamenti tecnologici e sociali verificatisi negli ultimi vent'anni, riaffermando però alcune regole puntuali per gli NCC per riportare la calma nel fronte taxi. Dalle prime reazioni, è probabile che nessuno di tali due obiettivi verrà compiutamente raggiunto. E la ragione di fondo è che non serve un decreto, ma una riforma complessiva del settore.  Ho già esposto ampiamente le ragioni per le quali ritengo improcrastinabile una complessiva riforma del trasporto non di linea, nonché suggerito alcuni dei contenuti che dovrebbe avere la futura normativa. Da allora, si è tra l'altro verificato un fatto nuovo, ossia l'accoglimento, da parte del Tribunale di Roma, del reclamo contro la precedente ordinanza che aveva bloccato Uber in Italia. Nella più recente delle due ordinanze, i giudici hanno ritenuto che, a seguito della sospensione delle norme di cui all'art. 29, co.1 quater del D.l. 207/2008, non possa tornare in vigore la L. 21/1992 nella sua formulazione precedente. In particolare, in base ai principi di successione delle Leggi nel tempo, i tre articoli sostituiti per effetto del 29, co.1 quater sarebbero stati abrogati, e quindi ad oggi non sarebbero più applicabili le norme originarie della L. 21/1992 in tema di stazionamento in rimessa, obbligo di acquisizione del servizio in rimessa, e divieto di stazionamento su suolo pubblico. Si tratta, beninteso, di una decisione emanata in sede cautelare, da giudici di merito di primo grado, per cui è ben possibile in futuro che altri giudici, magari anche di grado superiore, se ne discostino. Tuttavia, il Governo pare ignorarla completamente nel Decreto.

Quanto ai contenuti puntuali, è senza dubbia positiva l'innovazione introdotta dall'art. 2, comma 2, con il quale si crea presso il CED un archivio informatico nazionale delle licenze taxi e delle autorizzazioni NCC, popolato da remoto dagli enti locali. Prima di tutto, ciò consentirà al Ministero e al legislatore di avere dati precisi e aggiornati sul settore. Questa previsione è poi un passo necessario, anche se di per sé insufficiente, per superare la folle burocrazia imposta da alcuni Comuni per l'ingresso degli aventi diritto nelle corsie preferenziali e nelle ZTL, pur ribadita all'art. 2, comma 6. L'art. 3 prevede poi l'obbligo di stazionamento in rimessa e l'obbligo di iniziare e terminare dalla rimessa stessa ogni servizio, prevedendo, ai commi 3 e 6, alcune eccezioni, che appaiono in parte troppo restrittive, in parte sensate ma di difficile controllo.
Il comma 4 del citato articolo prevede poi che le prenotazioni debbano essere effettuate, anche con modalità telematiche, presso la rimessa. La norma ricalca quanto previsto già nell'originaria formulazione della L. 21/1992, ma è evidente che il continuo riferimento alla rimessa quale destinazione della prenotazione è del tutto obsoleto, come certifica l'inciso sulle modalità telematiche. Le comunicazioni informatiche non hanno infatti i limiti geografici di quelle analogiche. Una casella email non ha alcun legame fisico con la rimessa. Il mantenere il riferimento alla rimessa per le prenotazioni è motivato da considerazioni meramente politiche, ma produce solo ambiguità.
Torna poi il foglio di servizio cartaceo, un deliberato appesantimento burocratico in assenza di dematerializzazione. Infatti, il foglio di servizio digitale, viene demandato a un futuro, eventuale e ulteriore Decreto, con una norma priva di qualsiasi vincolatività.
Le norme sull'utilizzo dei servizi tecnologici sono poi contenute all'art. 5. Si prevede l'iscrizione obbligatoria degli intermediari a un registro, il loro domicilio fiscale nell'UE, e gli si richiede di dichiarare che i soggetti da loro intermediati rispettano le normative di settore.
Di non immediata chiarezza è il comma 4 dell'articolo 5, il quale prevede che "non è consentita l'attività di intermediazione tra il passeggero e il conducente, anche tramite piattaforme informatiche, quando il contratto di trasporto che viene in essere è oneroso". La norma è, per usare un eufemismo, ambigua, e spero sia il frutto di un qualche refuso che verrà chiarito e corretto. Il contratto di cui si parla è quello intercorrente tra conducente e intermediario, intemediario e cliente, o tra cliente e conducente? Forse il Governo intende limitare l'intermediazione ai servizi di trasporto gratuiti o di cortesia? Perché è questo che parrebbe dire la norma, ma ciò ovviamente contraddirebbe tutto il resto dell'articolo, che regola l'intermediazione proprio riguardo a dei servizi di trasporto onerosi.

In conclusione, non posso ritenermi soddisfatto. Si tratta certo di riflessioni di primo impatto, e rimango in ogni caso in attesa di vostre valutazioni, anche divergenti purché argomentate.
A presto.

Ivan Catalano

mercoledì 12 luglio 2017

#DecretoVax: L'abuso del Governo e le responsabilità che non si assumerà

Buongiorno, oggi vorrei condividere una riflessione in merito al Decreto Vaccini, 73/2017, ora in discussione al senato, A.S. 2856

Il dibattito di questi mesi intorno all'obbligo vaccinale introdotto dal testo, ha spinto gli opinionisti a dibattere sulla efficacia o meno dei vaccini, nell'assolvere la funzione preventiva. A mio avviso però il terreno della discussione è un altro: la legittimità costituzionale di imporre un Trattamento Sanitario individuale come obbligatorio, mediante Decreto Legge
Questo aspetto è di fondamentale importanza. Io dubito fortemente che sia legittimo per due motivi di fondo: non c'è nessuna urgenza, come dichiarato dal Presidente Gentiloni in conferenza stampa, e non è possibile derogare l'articolo 32 della costituzione senza una effettiva emergenza sanitaria.

Quella sanitaria rientra tra le emergenze previste dall'Articolo 5 della Legge 225/1992, la quale afferma che: "il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri [...] delibera lo stato d'emergenza, fissandone la durata e determinandone l'estensione territoriale con specifico riferimento alla natura e alla qualità degli eventi e disponendo in ordine all'esercizio del potere di ordinanza". Non c'è stata nessuna emergenza deliberata dal Presidente Gentiloni. Ritengo che, qualora sussistesse un rischio epidemiologico, questo vada affrontato per ogni singola malattia. Es: sussiste rischio epidemiologico per la meningite (vaccino reso obbligatorio)? Si o no? (la risposta è no e ce l'ha da l'ISS) In caso di risposta affermativa, si emette l'ordinanza e si prendono i provvedimenti urgenti, temporanei (non definitivi) per risolvere l'emergenza. Se non c'è, nessun trattamento può venire reso obbligatorio per presunte paure, non meglio dimostrate.

La Ministro Lorenzin, quindi, sostiene che occorre prevenire l'emergenza, sventando il rischio epidemico, raggiungendo la percentuale di soggetti vaccinati, per raggiungere l'"immunità di gregge" da vaccinazione. L'immunità di gregge data dalla vaccinazione è un tema discusso sin dagli anni 60/70, ancora oggi la comunità medica non ha ben chiaro se funzioni, per eradicarle, per tutte le malattie. Per alcune, il raggiungimento di tale soglia ha consentito l'eradicazione della malattia, ma per altre invece no, anzi risulta utopica nei confronti, ad esempio, del morbillo. Il Dr. Hedrich A.W. aveva "analizzato le notifiche di morbillo a Baltimora, Maryland, tra gli anni 1900 e 1931 e aveva dimostrato, cumulando le notifiche specifiche dell'età, che epidemie del morbillo appaiono quando la proporzione immune tra i bambini (meno di 15 anni) scende al di sotto del 55 per cento. Infatti, se tutti i soggetti di età superiore a 15 anni sono immuni, la stima del 55% di immunità tra i meno di 15 anni corrisponde approssimativamente al 90% di immunità tra la popolazione totale ed è quindi coerente con la teoria discussa sopra e le stime semplici Di RoH" (cit. Hedrich AW. Monthly estimates of the child population "susceptible" to measles, 1900- 1931, Baltimore, MD. Am J Hyg 1933;17: 613-36). Secondo i suoi studi, garantendo una immunità del 55% dei bambini sotto i 15 anni (che vuol dire anche immuni naturali), si sarebbe garantita la copertura dalla malattia per il 90% della popolazione. Oggi si vuole portare la copertura vaccinale dei bambini in modo obbligatorio al 95%, esponendoli a inutili rischi da reazione avversa e a complicazioni future.

Con il decreto dunque, si afferma la Scienza di Stato in ambito medico sulla vaccinazione. Una scienza che non ha verità da offrire alla politica e nemmeno metodo scientifico per valutarle, per questo rivolgersi alla medicina è facoltà dell'individuo. Il compito dello Stato è quello di garantire un servizio sanitario nazionale e un sistema di welfare tale da consentire il diritto alla salute, ma non l'obbligo terapeutico. Ogni volta che un cittadino decide di avvalersi di un trattamento sanitario ne è diretto responsabile in caso di conseguenze sul suo corpo, sia positive che negative, a meno di imperizia medica o di evidenti responsabilità del medico curante. In definitiva deve acconsentire al trattamento.

La vaccinazione è una pratica che comporta dei rischi, come tutte le terapie. Il parlamento, nel 1992, decise di approvare la legge 210, che istituiva l'indennità da danno da vaccinazione, per vaccini obbligatori. La Corte Costituzionale ha poi nel corso degli anni ha poi esteso questi riconoscimenti anche ai vaccini raccomandati.

Ma cosa sta succedendo di fortemente pericoloso: la Scienza di Stato si comporta da organo inquisitore. L'Ordine dei Medici, organo politico non scientifico, abilitante alla professione per il settore, ha cominciato a espelle medici (Es: Dr. Dario Miedico) sulla base delle loro opinioni circa la sicurezza dei vaccini e della pratica vaccinale, su disposizioni della Fnomceo.

I danni da vaccino esistono, la recente giurisprudenza della CURIA europea, ha dimostrato come non serva nemmeno in nesso di causalità diretta, per affermarlo. Il danno da vaccino è riconosciuto dalla legge, ma con un Decreto coercitivo, che non lascia spazio alla possibilità Consenso Informato o ad un Dissenso altresì informato, andremo in contro a un serio rischio per la salute individuale delle persone, di cui lo stato non si farà moralmente carico. 

Come faranno queste persone a difendersi, a pretendere riconoscimento, se i medici che li supportano vengono radiati dagli ordini e quindi non più abilitati alla professione?

Questo testo è incostituzionale, tutto ciò che sta avvenendo lo è. Purtroppo però per fare valere questo diritto, con un parlamento che pare sordo e cieco davanti a questo pericolo, l'unico modo è unirsi e fare ricorso alla Corte Costituzionale. Fare disobbedienza civile, rifiutarsi se si ritiene in pericolo la propria vita, come ci si può rifiutare di curarsi contro il cancro o di fare un intervento chirurgico. 

La popolazione non è a rischio epidemie, addirittura non tutte le vaccinazioni richieste sono per malattie infettive contagiose (vedi l'anti-tetanicamalattia infettiva acuta non contagiosa). La fiducia nelle istituzioni con norme come questa calerà e non si riprenderà.

Forse le motivazioni si ritrovano nelle parole del relatore della commissione affari costituzionali del senato quando dice che: "Ritiene poi necessario stabilire l'obbligatorietà del piano vaccinale, anche per superare resistenze dovute a scarsa informazione". 

La scarsa informazione non la può stabilire il Governo, la libertà di informarsi e dare il proprio consenso fa del nostro paese una democrazia, la negazione ne fanno un regime.

Ivan Catalano

martedì 11 luglio 2017

Digitalizzazione Processi Storici: La risposta del ministro Orlando

Mercoledì 5 luglio ho presentato un question time in aula, ricalcante una mia risoluzione, che mi sono fatto presentare dalla collega Marzano, che riguarda la digitalizzazione dei processi storici, archiviati presso i Tribunali.
La maggior parte degli atti processuali archiviati in Italia sono conservati unicamente in formato cartaceo e alcuni, risalenti a molti decenni fa, tra poco saranno illeggibili. Parliamo di casi di grande importanza storica, sociale e politica per il nostro Paese: casi di cronaca, processi di mafia e di terrorismo. Pensiamo al loro valore storico, alla loro importanza ai fini di studio per i ricercatori delle nostre università, ai molti progetti per la promozione della cultura della legalità. La consultazione di questi atti è molto difficile perché ad ora non esiste una banca dati telematica pubblica e gli archivi sono frammentati a livello di singolo tribunale. Prendendo a parametro i costi che l’archivio di Milano ha autonomamente sopportato per preservare alcuni fascicoli in stato di degrado, servirebbero circa 15 milioni di euro per tutta Italia: è certamente una cifra significativa, ma non lo è se rapportata all'inestimabile valore di quegli atti nel raccontare la storia del nostro Paese. Non sono un mistero le condizioni di grave carenza nelle quali versano i tribunali italiani. È quindi impensabile che da soli archivi di tribunali con minori capacità economiche o organizzative facciano fronte a questi costi. Ma uno sforzo deve essere fatto se si vuole salvare questa documentazione, centralizzarla e renderla poi disponibile per via telematica a tutti i soggetti interessati. Ho chiesto dunque al Governo quali iniziative intenda mettere in campo per reperire le risorse necessarie alla realizzazione del progetto di digitalizzazione di questi fascicoli.

Qui il documento completo del Tribunale di Milano:



Qui il video con la risposta del ministro Andrea Orlando:



Ivan Catalano

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